"Combining the experimental and innovative dimension with a professional multidisciplinarity able to deal with design programs of every scale".

 

Vi sono almeno tre o quattro livelli metodologici significativi tramite i quali opera Carlo Ponzini, che bene caratterizzano la sua personalità: in primo luogo, non c’è dubbio, si deve tener conto della costruzione di edifici residenziali, di progetti di villaggi e quartieri destinati ad abitazione familiare; dunque, l’attività di maggiore impegno del progetto architettonico. A questo si aggiunge poi qualche idea propositiva speciale o inusuale, come il progetto per la costruzione di una torre sulle rive del Po, polifunzionale, tecnologica e girevole, da intendere come polo di connessione tra il fiume e la città di Piacenza.Un secondo livello indubbiamente interessante del lavoro di Ponzini è l’attenta attività di ristrutturazione e recupero di edifici, ma non solo, come è avvenuto per
alcuni biotopi del territorio piacentino, interamente ripensati. Nell’affrontare questo genere architettonico emerge sempre più l’innamoramento, l’interesse per una relazione profonda con il territorio e con il luogo destinato a tale intervento.
Qui l’architetto si pone in un’attenta posizione di osservazione e ascolto, per percepire anche ciò che sta dietro l’immediato visibile ed entrare in contatto con l’essenza di quel limitato frammento di terra sul quale è chiamato a intervenire.
Nel recupero della tradizione architettonica, nel rispetto sia di un passato più o meno lontano, sia della storia, non sempre ci si confronta con situazioni macroscopiche, come può avvenire in alcune altre regioni italiane. Il patrimonio paesaggistico del nostro Paese, come è noto, si compone di memorie antiche, etrusche e romane, di borghi medioevali, di parti di “città ideali”, eredità del Rinascimento e del Barocco. Esistono però ampie aree territoriali di apparente minore risonanza storico-culturale, caratterizzate da un’urbanizzazione provinciale, ma permeate da un’indiscussa dignità, che rimandano agli insediamenti del Sette-Ottocento, fino a interessare i primi decenni del Novecento. Entro queste aree comunque si ritrovano, lungo i più svariati percorsi, castelli di epoche diverse ed edifici di culto più o meno antichi, sempre dal valore artistico significativo.
Intervenire in questo ambito da parte dell’architetto Ponzini ha sempre rappresentato una poetica interpretazione del lessico “vernacolare” dell’architettura, quel riproporre piccole storie dimenticate, un invito a riconsiderare la vita sociale e di gruppo di un passato nemmeno tanto lontano, ma che purtroppo si è un
po’ perduto. Un esempio a cui si può fare riferimento, per meglio comprenderne il significato, è quello gastronomico, dove alcuni chef reinterpretano le tradizioni locali della cucina, ma applicando e sovrapponendo a quella rilettura il segno della loro personalità. Dunque, ancor meglio in architettura è valido il rilancio di
una tradizione reinterpretata. Nella storia dell’architettura internazionale moderna si possono riscontrare
esempi d’eccezione di tipologie che rimandano al vernacolare; basti pensare al cottage inglese, a un tipo di abitazione che deriva da una tradizione anonima e popolare, che alcuni architetti dei primi del Novecento hanno poi riscoperto. A tal punto che Hermann Muthesius, architetto e diplomatico tedesco, si recò a Londra
per studiare quel genere di abitazioni.
Un altro importante rimando a cui si può far riferimento è l’architettura vernacolare scozzese, a cui si è ispirato – sempre all’inizio del XX secolo – Charles Rennie Mackintosh nel progettare le sue superbe dimore. L’identificazione dell’idea di “essenza del luogo”, nel senso più interiore del termine, ha portato fin dai tempi
della civiltà latina a coniare la definizione di “genius loci” che, sia pure semplificando, possiamo definire come il nume tutelare di quel patrimonio che l’architetto si appresta a interpretare.
Vanno poi sottolineati altri orientamenti che caratterizzano il lavoro di Carlo Ponzini,tutti presenti nei suoi recenti interventi di architettura e che, dunque, debbono essere chiamati in causa. Soprattutto il rapporto con la tecnologia, dalla teoria al ricorso alle più sofisticate strumentazioni che l’industria specializzata propone, i materiali più innovativi; e ancora le tecniche di trasformazione, oppure la raffinata gestione domotico-informatica dell’ambiente costruito; e, non ultimi,una corretta progettazione bioclimatica e l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.
Per chi affronta questi temi, è indispensabile comprendere la storia e la cultura tecnologica della progettazione; lo studio dei materiali, naturali o artificiali che siano, la progettazione degli elementi e dei sistemi. Inoltre, va posta attenzione lle dinamiche impreviste che si affacciano di continuo e che si inseriscono nelle prestazioni e nei “controlli qualità”. Osservazioni che ci suggeriscono un rimando alle non poche opere di Carlo Ponzini presenti in queste pagine.
Una cifra connota l’artisticità dell’architetto Ponzini nella parte conclusiva di ogni opera: la ricerca del “segno” semantico, inteso come fulcro; le finiture e gli accostamenti dei materiali come risolutivi del progetto stesso, per poi definirlo interamente.
Così egli intende valorizzare il dettaglio per riproporlo con la più attenta cura e forza espressiva, sia dal punto di vista formale, sia nella scelta dei materiali.
Un segreto, ma forse un continuo pensiero-omaggio all’indimenticabile Carlo Scarpa, pur sapendo che alcune acrobatiche e dicotomiche soluzioni ideate da quel grande veneziano non sono più proponibili, se non altro per l’aggiornamento
di leggi e normative che condizionano sempre più il progetto di architettura. Come ha scritto Gio Ponti, “amate l’architettura per quel che di fantastico, avventuroso e solenne ha creato – ha inventato – con le sue forze astratte, allusive e figurative che incantano il nostro spirito e rapiscono il nostro pensiero: scenario e soccorso della nostra vita […] Amate l’architettura moderna, comprendetene la tensione verso una essenzialità, la tensione verso un connubio di tecnica e di fantasia, comprendetene i movimenti di cultura, d’arte e sociali ai quali essa partecipa”.
Carlo Ponzini, non vi è dubbio, ama l’architettura ed esprime questa passione in ogni progetto, con garbo e sensibile attenzione al dettaglio, come una cifra in più a contraddistinguere tutta la sua opera.

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